A Palermo: Un'oasi per i disabili
Scritto da Administrator
anno 2000 - Le folle di volontari in fila a offrire qualche ora a chi aspetta solo un sorriso e un po' di compagnia non si sono viste. L'idea di poter vivere il proprio Giubileo visitando i «santuari della sofferenza» non ha raccolto l'entusiasmo della massa, ma ha colpito nel profondo pochi desiderosi di intraprendere un cammino di conversione a fianco di chi porta la croce della malattia. «Ma quando vedo adulti e anziani di famiglie ricche e borghesi, decidere di spingere una carrozzella anche solo dalla stanza da letto alla sala da pranzo, allora penso: "Sì, in loro qualcosa sta cambiando"». Padre Salvatore Lentini, gesuita, conosce bene il travaglio di chi sceglie di condividere l'esperienza della sofferenza. Da 20 anni dirige l'immensa Oasi Verde, centro di accoglienza per paraplegici alla periferia di Palermo. Arrivarci non è facile. Bisogna immergersi nel traffico, raggiungere il quartiere Zen e proseguire per viottolini verso Partanna Mondello. «Una strada tortuosa è vero - continua padre Lentini -, che decide di percorrere solo chi è davvero convinto. Ma, vi assicuro: chi visita questo luogo non esce uguale a quando è arrivato. D'altronde - scherza - noi siamo convenzionati con la Provvidenza. e qui è questa l'aria che si respira».
Lo splendido caseggiato nel verde, ricevuto in donazione, ospita stabilmente 25 paraplegici. Le loro gambe e le loro braccia sembrano rami secchi, ma la loro mente e i loro cuori sono vivi e ansiosi di condividere sogni e desideri. E qui la domenica è un giorno speciale. Circa 300 disabili arrivano da tutta la città - con 6 pulmini dell'Oasi o su auto di volontari e parenti - per non mancare alla Messa. Un momento di intensa spiritualità, animato da ragazzi down, sordi, paralitici. «Durante una liturgia, il cardinale Salvatore De Giorgi, che ci è sempre stato molto vicino - racconta padre Lentini - annunciò che questo luogo sarebbe stato meta di pellegrinaggi giubilari. Da allora si è scatenato un passaparola travolgente. Quelle 300 persone disabili hanno rivolto l'invito ai conoscenti; l'associazione degli ex-alunni del Sacro Cuore, che io dirigo, ha fatto da cassa di risonanza. Ogni domenica è un viavai di mamme, papà, ragazzi, nonni, pronti a dedicare mezza giornata ai quei giovani, che aspettano solo qualcuno disposto ad ascoltare le loro storie». Attorno alla struttura, ruotano circa 130 volontari stabili, più una trentina di obiettori e 4 suore di Maria Bambina, coordinate dall'attivissima suor Michelina.
Il lavoro con i disabili si estende anche al difficile territorio circostante. «Offriamo un servizio di animazione ai giovani dello Zen. Nell'atrio si svolgono concerti e spettacoli. Il lavoro da fare è tanto e abbiamo bisogno di tutti. Ma anche se neppure uno dei nuovi visitatori dell'Oasi resterà legato alla nostra realtà - conclude padre Lentini -, in loro rimarrà certamente il segno della testimonianza offerta da questi giovani, che vivono con dignità la loro sofferenza».
Alessandra Turrisi - Fonte "Avvenire"
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