Bronchite cronica in aumento, nel 2020 sarà la terza causa di disabilità e di morte

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

attualità

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

Le cause: progressivo invecchiamento della popolazione e fumo. Molte persone non sono consapevoli di soffrirne.

9 dicembre 2010 - C’è preoccupazione fra gli esperti per il continuo aumento della BPCO, la broncopneumopatia cronica ostruttiva: attualmente si calcola che in Italia ne siano affetti fra i 3 e i 4 milioni di persone. «Nel 2020 la BPCO sarà la terza causa di disabilità e di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori» precisa Francesco Blasi, Responsabile della Sezione di Medicina Respiratoria del Dipartimento Toraco-Polmonare e Cardiocircolatorio dell'Università degli Studi di Milano. Un bel salto in avanti dalla quinta posizione che occupa attualmente. Le ragioni di questo aumento sono da ricondurre da un lato al progressivo invecchiamento della popolazione e dall’altra al fumo: «La malattia è causata nel 90% dei casi dal fumo di sigaretta e noi ora risentiamo del grande uso di fumo che c’è stato in passato in quanto la BPCO, analogamente al tumore del polmone, ha bisogno di molto tempo per svilupparsi - spiega l’esperto -. Fra l’altro in Italia, dopo il declino verificatosi con l’introduzione della legge Sirchia, stiamo assistendo a una ripresa: fuma il 27% della popolazione e ormai le donne hanno raggiunto gli uomini».
INCONSAPEVOLEZZA - A rendere più complessa la situazione vi è poi il fatto che un buon numero di pazienti che ne sono affetti, non sa di soffrirne. Nonostante la presenza di sintomi che potrebbero farne sospettare la presenza, come tosse persistente, catarro nei bronchi per periodi prolungati e affanno, molte persone non si rivolgono inizialmente al medico e comunque non eseguono la spirometria, l’esame fondamentale per diagnosticare la BPCO. Secondo una recente indagine condotta da Eurisko su un campione rappresentativo della popolazione italiana le persone potenzialmente affette dalla malattia e non ancora diagnosticate sarebbero il 7% della popolazione al di sopra dei 40 anni. Una realtà non solo italiana. Una recente ricerca canadese che prevedeva l’esecuzione di una spirometria in un gruppo di forti fumatori ha dimostrato come solo un terzo dei pazienti in cui la diagnosi era stata posta durante lo studio sapesse già da prima di essere malato. «È una malattia sottodiagnosticata - conferma lo pneumologo - e probabilmente non adeguatamente gestita: tutti sanno com’è il loro colesterolo, tutti hanno fatto un ECG nella loro vita, ma pochi hanno fatto una spirometria». Uno sforzo messo in atto dagli pneumologi è perciò quello di cercare di sensibilizzare la popolazione sul fatto che con un esame semplice che può essere eseguito in pochi minuti è possibile fare una diagnosi precoce. L’ERS (European Respiratory Society) raccomanda per esempio di eseguire una spirometria in tutti i fumatori al di sopra dei 35 anni.
ABOLIZIONE DEL FUMO - Alla diagnosi precoce deve ovviamente seguire un intervento precoce rappresentato per prima cosa dall’abolizione del fumo, la misura dimostratasi più efficace nel ridurre la progressione della malattia. Poiché la BPCO è caratterizzata da un’ostruzione delle vie respiratorie il primo obiettivo della terapia è contrastare questa ostruzione. «Il broncodilatatore è il farmaco di elezione - spiega lo pneumologo -, poi, man mano che la malattia si aggrava, è possibile usare più broncodilatatori e nelle fasi più gravi può essere aggiunto con vantaggio lo steroide inalatorio». Le possibilità terapeutiche si stanno ulteriormente allargando: è in arrivo un nuovo antinfiammatorio, il roflumilast, che sarà destinato ai casi di BPCO più gravi, mentre è da poco disponibile l’indacaterolo, un nuovo broncodilatatore a lunga durata d’azione. «Indacaterolo ha due vantaggi sostanziali - spiega Blasi -: agisce subito, entro 5 minuti, perché ha un legame molto rapido con il recettore e mantiene la sua attività per 24 ore. Ormai abbiamo un interessante un ventaglio di possibilità terapeutiche per cui si può pensare a una terapia sempre più individualizzata sul paziente». Senza trascurare il ricorso a misure non farmacologiche. «La riabilitazione respiratoria è un altro cardine dell’intervento - sottolinea l’esperto -, ha dimostrato di essere efficace e rappresenta un’arma in più a disposizione accanto ai farmaci».

Fonte: http://www.corriere.it/